Storia e Tradizioni

San Bias, con la sua "ura 'n pas"

San Bias, con la sua "ura 'n pas" o "ura e un pass" che dir si voglia, ovvero un'ora di luce pacificamente conclamata in più, oppure un'ora e un passettino in più dal solstizio d'inverno, é l'ultimo giorno in cui i proverbi sono così attenti a quanto aumenta il chiarore diurno, come abbiamo avuto modo di vedere nei numerosi detti popolari che ho condiviso nelle scorse settimane.

A segno che da oggi, con un'ora e otto minuti di luce effettivi in più dal solstizio d'inverno qui a Magenta, con l'aumento di luminosità diurna di ormai tre minuti al giorno e con la durata del dì che ormai è prossima alle dieci ore, non aveva più senso stare a monitorare il progredire della luce diurna, tanto diventa evidente!

Se poi aggiungiamo i crepuscoli civili, con oggi siamo già praticamente a undici ore in cui c'è chiaro qui a Magenta, dalle 7.12 alle 18.07, ovvero computando anche le fasce quando il sole é fino a sei gradi sotto l'orizzonte e ci invia ugualmente la prima e l'ultima luce del giorno pur non essendo ancora sorto o benché già tramontato.

Un'altro proverbio che ci indica come l'inverno stia ora entrando nella propria seconda parte e che nel giro di un mesetto e mezzo lascerà poi spazio alla primavera, è quello che dice "da San Bias al frecc l'è ras" ovvero il freddo, quello più severo, da oggi è a rasoterra, ormai sconfitto. Quello più severo, però... visto che di freddo in senso lato nelle prossime settimane ne avremo ancora parecchio, ciò non toglie che il peggio è passato. E non è stato poco, avendo già registrato ben quarantotto brinate da inizio novembre ad oggi qui a Magenta (su una media storica di sessantacinque entro fine marzo) e tra l'altro avremo ancora almeno una ventina di occasioni per svegliarci al mattino da domani in poi con tutto ancora bianco di brina, tuttavia il peggio è davvero alle spalle! Grazie come sempre per l'attenzione e buon proseguimento di giornata!

Goethe: gita su Monte Mario

il 3 dicembre del 1786 Johann Wolfgang Goethe si trovava a Roma e annotava sul proprio taccuino:

"oggi mi dedicai alla botanica in una passeggiata a Monte Mario, villa Mellini e villa Madama. È interessante osservare come procede una vegetazione in costante e rapido sviluppo, non ostacolata minimamente dai rigori della stagione. Ad esempio, qui non ci sono gemme sugli alberi: sta già rifiorendo il corbezzolo (arbutus unedo) mentre maturano i suoi ultimi frutti e similmente l'arancio mostra, insieme ai fiori, frutti in tutto o in parte già maturi.

Quanto prima visiterò anche l'orto botanico, dove spero di apprendere molte cose. Chiudo notando che in questo luogo io conto di esser nato una seconda volta, dico d'essere davvero risorto il giorno in cui ho messo piede a Roma".

Tra qualche giorno continueremo insieme a Goethe la nostra ideale "Italienische Reise", ovvero il nostro viaggio in Italia e lo faremo sempre da Roma, dove Goethe si fermerà sino a metà febbraio e ci regalerà numerose altre descrizioni del reale clima di oltre duecentotrenta anni fa nella nostra Penisola, a volte anche corredate dei dati provenienti dalle prime osservazioni meteo condotte con metodo scientifico. Intanto, come sempre, grazie per l'attenzione che stiamo dedicando a questo esperimento meteo-letterario e... che sia un'ottima giornata per ciascuno di noi!

1703: la grande tempesta

Tra il 23 e il 26 novembre 1703 si è verificato l'episodio meteorologico più distruttivo che abbia mai interessato l'Europa, passato alla storia come "la Grande Tempesta" e descritto con dovizia di dettagli da Daniel Defoe l'anno successivo, nel primo vero resoconto storico di un evento meteo.

La costa occidentale della Gran Bretagna in quei giorni venne coinvolta da venti di irripetibile intensità, si stima prossimi o superiori ai cento metri al secondo, ovvero trecentosessanta chilometri l'ora. Le correnti strapparono le coperture dei tetti delle chiese e furono talmente forti che i mulini a vento iniziarono a girare con una tale intensità che le ruote presero fuoco. Mucche e pecore furono sollevate in aria e trasportate per centinaia di metri, in alcuni casi anche chilometri, sorvolando persino le siepi che dividevano i campi.

Anche la costa orientale dell'Inghilterra venne coinvolta da venti talmente intensi che le navi ormeggiate sul Tamigi a Londra vennero spazzate via per tutto il Mare del Nord e vennero poi ritrovate sulle coste svedesi. Non venne mai stilato un bilancio ufficiale delle vittime, ma si stima dalle fonti di archivio che in tre giorni persero la vita tra le quindicimila e le venticinquemila persone, soltanto nelle isole britanniche.

Questo evento fu il primo episodio che spinse gli appassionati di scienze della natura a studiare i fenomeni meteorologici nella speranza di riuscire a prevederli, limitando i danni della loro forza distruttrice. A questo, si aggiunsero poi ad incentivare gli studi anche i devastanti uragani che ogni anno imperversano nel mar dei Caraibi, ostacolando per diversi mesi all'anno i traffici commerciali con le americhe (tant'è che tra agosto e ottobre le compagnie assicurative si rifiutavano di stipulare polizze a tutela dei marinai e delle merci in transito in quelle zone) e mietendo anche centinaia e migliaia di vittime ad ogni episodio presso le popolazioni locali.

Ci vollero però almeno altri centocinquanta anni, prima di riuscire ad elaborare una primordiale previsione del tempo, tant'è che ancora nel 1854 quando un deputato affermò alla Camera dei Comuni londinese che presto si sarebbe potuto conoscere addirittura con un giorno di anticipo le condizioni del tempo che ci sarebbero state a Londra, il suo annuncio fu accolto dall'assemblea con una intensa risata.

Troviamo moltissimi altri racconti come questo nel libro di Peter Moore "La conquista della meteorologia: i pionieri che seppero guardare al futuro" edito per l'Italia da Nutrimenti. Mi piaceva oggi incominciare la giornata con questi aneddoti su ciò che accadeva in un passato non certo lontano, se guardiamo alla storia dell'umanità nel suo complesso. Pubblico spesso questi approfondimenti, perché ritengo sia fondamentale conoscere il reale clima del passato, prima di valutare come si comporta quello attuale.

Grazie per la consueta attenzione e buon proseguimento di giornata!

Goethe: viaggio in Italia

Goethe Italia

La mattina del 12 novembre 1786 Johann Wolfgang Goethe si trovava a Frascati, per una breve visita ai luoghi attorno a Roma, prima di rientrare in città, dove si sarebbe fermato sino a metà febbraio in una lunga sosta della propria "Italienische Reise" ovvero del suo viaggio in Italia.

Sul proprio taccuino, annota:

"qui ci sono belle giornate senza pioggia, miti e assolate, tali da non far rimpiangere quelle estive. Il luogo è delizioso, il paese giace su un colle, o meglio su un monte, e al disegnatore si scoprono ad ogni passo i soggetti più splendidi.

Il panorama è sconfinato: si vede in basso Roma e più lontano il mare e a destra i monti di Tivoli. In questa regione piacevole le case di campagna sono veramente fatte per il piacere e come i romani antichi avevano qui le loro ville, da un paio di secoli i romani attuali, quelli ricchi e amanti dello sfarzo, hanno edificato nei punti più belli della zona le proprie dimore.

I miei compagni di viaggio sono ancora a dormire, mentre io sto scrivendo con lo stesso inchiostro di china che ho utilizzato per disegnare e prendere scorci e vedute".

Tra qualche giorno continueremo insieme a Goethe la nostra ideale "Italienische Reise", ovvero il nostro viaggio in Italia e lo faremo di nuovo da Roma, dove Goethe ci regalerà numerose altre descrizioni del reale clima di oltre duecentotrenta anni fa nella nostra Penisola, a volte anche corredate dei dati provenienti dalle prime osservazioni meteo condotte con metodo scientifico. Intanto, come sempre, grazie per l'attenzione che stiamo dedicando a questo esperimento meteo-letterario e... che sia un'ottima giornata per ciascuno di noi!

Bagnàa o sücc... par San Lüca sumènan tücc!

Bagnàa o sücc...
par San Lüca sumènan tücc!

In questi giorni vediamo molti campi già seminati, proprio come ci tramanda questo antico proverbio, di cui si trova traccia già nelle commedie dialettali milanesi di fine Settecento. Non importa, infatti, se il terreno in questo periodo dell'anno sia bagnato o secco, quello che conta è completare la semina del frumento e di altri cereali entro il 18 ottobre, giorno di San Luca.

Questo si rende necessario perché i tepori autunnali, che da sempre si protraggono almeno fino all'estate di San Martino (11 novembre), permetteranno ai semi di germogliare e di far spuntare le piantine, che resteranno poi quiescenti e di un colore verde brillante per tutto l'inverno, pronte a riprendere il loro ciclo vegetativo con i primi tepori primaverili.

Una volta completata questa semina entro il giorno di San Luca, sempre approfittando del clima ancora mite tra fine ottobre e inizio novembre, i nostri antenati facevano gli eventuali traslochi facevano gli eventuali traslochi da un proprietario terriero all'altro e regolavano gli affitti entro San Martino, che è diventato proprio un sinonimo di traslocare. Così erano davvero pronti per iniziare la vera stagione fredda, che di solito coincideva con l'ultima decade di novembre: infatti i proverbi ci ricordano che "par Santa Caterina (25 novembre) ga riva o la prima nev o la prima brina", oppure "par San Saturnin (29 novembre) al frécc l'é visin" e soprattutto "da Santa Bibiana (2 dicembre) al frécc al dura par quaranta dì e una sitimana".

Non dimentichiamo mai queste preziose informazioni che ci arrivano dai proverbi e dalla tradizione popolare, perché "par fa un pruverbi ga voran cent'ann, ma quand l'è fai, l'è sensa ingann"!

A proposito di tradizioni... stasera ci vediamo alle 20.45 presso l'oratorio di Cuggiono, in via Cicogna, 8 per un'altra serata di "turisti nel nostro territorio" a stretto contatto con la storia, l'arte, la natura e la cultura dei nostri luoghi. A più tardi e buon proseguimento di giornata!

Curiosità sull'Epifania

"A Pasquèta un urèta" recita un noto proverbio, per testimoniare quanto all'Epifania le giornate si siano già sensibilmente allungate rispetto al solstizio d'inverno. In realtà, non abbiamo guadagnato un'oretta di luce, ma soltanto poco più di quindicina di minuti. Tuttavia, questo proverbio testimonia quanto fosse importante per i nostri nonni la luce solare e la stagione che, seppur lentamente, avanza. È bello percepire tutta la voglia che avevano di tornare il più presto possibile a una luminosità più accettabile, che ridonasse lentamente vita alla natura e che permettesse anche di lavorare più a lungo all'aperto.

L'oretta reale di luce complessiva in più arriverà poi a fine gennaio, anche se già a San Sebastiano avremo la percezione di stringerla in pugno (a San Bassan, un'ura 'n man) e poi sarà finalmente conquistata a inizio febbraio quando diremo "a San Bias, un'ura 'n pas" o "a San Bias un'ura e un pass" a seconda delle tradizioni, che in entrambi i casi, vedono come sarà pacifica e conclamata questa conquista, tanto da averla persino superata di un passo (per la precisione, un'ora e otto minuti in più il 3 febbraio qui a Magenta rispetto al solstizio).

Tornando all'Epifania - come sappiamo detta popolarmente anche Pasquetta, perché è tradizione che il sacerdote comunichi proprio oggi il giorno in cui si festeggerà la Pasqua - a partire da oggi guadagneremo circa un minuto e mezzo al giorno complessivo di chiarore diurno, che diventeranno poi due minuti al giorno tra un paio di settimane e tre a partire da metà febbraio.

Giorno dopo giorno sarà davvero emozionante vedere sempre più chiaro al tramonto, con l'ultima luce all'orizzonte che si spingerà già oltre le ore diciotto qui da noi al nordovest. Infine, concludo segnalando che da domani ci lasceremo anche alle spalle il momento meno luminoso dell'anno, quei trenta giorni a cavallo del solstizio invernale iniziati a Sant'Ambrogio con la durata del dì inferiore alle nove ore a Magenta e culminati con le 8 ore e 42 minuti del solstizio, perché proprio da domani torneremo ad avere nove ore piene di luce solare, che diventano poi già dieci ore e un quarto di chiarore se aggiungiamo anche i crepuscoli.

Curiosità sul mese di gennaio

Quali sono le "regole del gioco" del prossimo mese di gennaio? Dal 1984 ad oggi la temperatura minima media é stata di circa due gradi sotto lo zero e la massima media di circa sei gradi positivi. Questo significa che con il sole si arriva tranquillamente a dieci, anche quindici o più in condizioni di föhn, mentre con nebbie, nuvole basse o neve si può anche stare al di sotto dello zero. La minima più bassa risale al 9 gennaio 1985 con -14.5 gradi, mentre la massima più alta è stata registrata il 19 gennaio 2007 con 23.9 gradi sotto effetto favonico. Non a caso i nostri nonni dicevano "par Sant'Agnes ga cur la luserta in su la sces" proprio perché in condizioni di föhn le lucertole si fanno vedere tranquillamente nelle ore centrali del giorno anche in gennaio.

Gennaio é inoltre il mese più asciutto di tutto l'anno, con soli 59 litri medi per metro quadrato tra pioggia e neve sciolta, suddivisi in soltanto cinque/sei giorni con precipitazioni significative. Ne consegue che é normale avere anche venticinque o più giorni con sole o comunque senza pioggia. In ben cinque occasioni su trentaquattro anni il mese di gennaio si é chiuso a zero millimetri, a riprova di quanto sia asciutto qui in zona. Nel 2019 la prima decade rispetterà questa regola generale: prevarrà infatti il soleggiamento e non vi saranno precipitazioni, poi transiteranno di tanto in tanto alcuni sistemi perturbati a partire dalla seconda decade, e di volta in volta vedremo quale sarà il limite delle nevicate ad essi associato.

Da ultimo, ma non per questo meno importante, gennaio é il mese in cui il bilancio della luce é in sensibile aumento con albe e tramonti che a Magenta slitteranno dalle 8.03/16.52 di capodanno alle 7.46/17.29 di fine mese, con oltre 50 minuti netti in più di luce ed elevazione del Sole al mezzogiorno locale che salirà sull'orizzonte dai 21.5° dell'inizio ai 27.5° della fine del mese.

Proverbio di San Saturnino

Foglia ghiacciata

"Par San Saturnin al frècc l'è visin: l'è chi, da foeura dal camin."

Così i nostri nonni dicevano a proposito del 29 novembre, quando il primo freddo incominciava ad avvicinarsi ed arrivare alle porte del focolare domestico...

1786: Goethe visita Roma

Goethe nella campagna romana (Goethe in der Campagna) di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein

Il 28 novembre 1786 Johann Wolfgang Goethe si trovava a Roma e annotava sul proprio taccuino:

"Questo tempo bello, soleggiato e mite risulta per me, a fine novembre, una cosa del tutto nuova. Non è certo una novità per i romani, che ne possono godere in tutti gli anni. Passiamo il tempo buono all'aria aperta: dappertutto a Roma si trova modo di ammirare, di imparare e di fare. Ieri tornammo alla Cappella Sistina, poi passammo alle Logge di Raffaello e oso appena dire che non riuscivamo neppure a concentrarvi gli sguardi. Ce ne andammo poi bel bello, sotto un sole fin troppo caldo, fino a Villa Pamphilj, ricca di magnifici giardini, e vi rimanemmo fino al tramonto. Un grande prato, cinto da querce sempreverdi e da alti pini a ombrello, era tutto cosparso di margherite pratelline che volgevano i loro capini al sole. Da qui ebbero inizio le mie contemplazioni botaniche, delle quali vi renderò conto nei giorni a venire".

E tra qualche giorno continueremo insieme a Goethe la nostra ideale "Italienische Reise", ovvero il nostro viaggio in Italia e lo faremo sempre da Roma, dove si fermerà sino a metà febbraio e da dove Goethe ci regalerà numerose altre descrizioni del reale clima di oltre duecentotrenta anni fa nella nostra Penisola, a volte anche corredate dei dati provenienti dalle prime osservazioni meteo condotte con metodo scientifico.

La Grande Tempesta del 1703

grande tempesta 1703

Il 24 novembre 1703 si è verificato l'episodio meteorologico più distruttivo che abbia mai interessato l'Europa nell'ultimo millennio, passato alla storia come la Grande Tempesta.
La costa occidentale della Gran Bretagna venne improvvisamente coinvolta da venti di irripetibile intensità, si stima prossimi o superiori ai cento metri al secondo, ovvero trecentosessanta chilometri l'ora. Le correnti strapparono le coperture dei tetti delle chiese e furono talmente forti che i mulini a vento iniziarono a girare con una tale intensità che le ruote presero fuoco. Mucche e pecore furono sollevate in aria e trasportate per centinaia di metri, in alcuni casi anche chilometri, sorvolando persino le siepi che dividevano i campi.

Anche la costa orientale dell'Inghilterra venne coinvolta da venti talmente intensi che le navi ormeggiate sul Tamigi a Londra vennero spazzate via per tutto il Mare del Nord e vennero poi ritrovate arenate sulle coste svedesi. Non venne mai stilato un bilancio ufficiale delle vittime, ma si stima dalle fonti di archivio che in un giorno solo persero la vita tra le diecimila e le ventimila persone soltanto nelle isole britanniche.

Questo evento fu il primo episodio che spinse gli appassionati di scienze della natura a studiare i fenomeni meteorologici nella speranza di riuscire a prevederli, limitando i danni della loro forza dustruttrice. A questo, si aggiunsero poi ad incentivare gli studi anche i devastanti uragani che ogni anno imperversano nel mar dei Caraibi, ostacolando per diversi mesi all'anno i traffici commerciali con le americhe (tant'è che tra agosto e ottobre le compagnie assicurative si rifiutavano di stipulare polizze a tutela dei marinai e delle merci in transito in quelle zone) e mietendo anche centinaia di vittime ad ogni episodio presso le popolazioni locali.

Ci vollero però almeno altri centocinquanta anni, prima di riuscire ad elaborare una primordiale previsione del tempo, tant'è che ancora nel 1854 quando un deputato affermò alla Camera dei Comuni londinese che presto si sarebbe potuto conoscere addirittura con un giorno di anticipo le condizioni del tempo che ci sarebbero state a Londra, il suo annuncio fu commentato dall'assemblea semplicemente con una risata.

Mi piaceva oggi incominciare la giornata con questi aneddoti su ciò che accadeva in un passato non certo lontano, se guardiamo alla storia dell'umanità nel suo complesso. Pubblico spesso questo genere di riflessioni, perché ritengo sia fondamentale conoscere nel profondo il reale clima del passato, prima di esprimere anche la minima valutazione come si comporti quello attuale. E che sia un'ottima giornata per ciascuno di noi, in compagnia di un tempo sicuramente più tranquillo e rassicurante di quello che abbiamo appena letto!